Il convento dei Cappuccini a Leonessa
di Luigi Nicoli

La costruzione del nucleo originale del Convento dovette avvenire tra il 1535 e il 1539 (appena dieci anni dopo la costituzione della nuova famiglia francescana), se nel 1534 gli eredi di Cristoforo Gizzi, che nel 1520 aveva fatto erigere su un suo terreno ? a circa 1 km di distanza da Leonessa - una cappella votiva dedicata Santa Maria di Loreto, donarono la chiesa e il terreno ai Cappuccini, a condizione che vi risiedessero almeno due frati: "1534 Die 8°, Martii indicit. 7° tempore Clementis, Carolo Romanorum imperatore Ioannes Franciscus, Ioannes Angelus, et Ioanne Antonius Bapistae Giptii de Connessa et erdes Cristophoris Giptii dictam Ecclesiam S. Maria de Loreto, cum hoc quod ad minus duo frates de Missa et duo servientes residere debeaunt diu et nocteque,et divina officia celebrare et pro ipsorum anima exorare, dictam Ecclesiam, et bona mantenere, gubernare et meliorare etc, et de hoc rog. Extitit N. Nicolaus Falconius".

convento Leonessa

A risiedervi fu il Cappuccino-medico leonessano Matteo Silvestri, che iniziò insieme a due confratelli la costruzione del convento a ridosso della chiesa: "Dopo essere divenuto membro della provincia di Roma e aver contribuito alla costruzione di un convento di Cappuccini della 12 - Leonessa e il suo Santo 1 - 2009 Chiesa e convento dei Cappuccini di Leonessa, anni ?40 sua cittadina, si dedicò all'espansione del nuovo movimento in altre località, iniziando dalla città dell'Aquila, nel 1540". Nel 1549 Matteo Silvestri ottenne ufficialmente dal Capitolo Generale di Napoli "di pigliare il luogo a Leonessa".

Nel 1571 la presenza dei Cappuccini a Leonessa divenne definitiva, come testimonia anche la data dell'ampliamento della chiesa, dedicata alla Madonna di Loreto, scolpita sull'architrave del portale, e il convento fu ampliato. Nella costruzione del complesso furono applicate le direttive delle prime "Costituzioni" del 1536 che prescrivevano le misure delle cellette secondo le quali, queste, non potevano superare i nove palmi in lunghezza e larghezza, i dieci in altezza; le porte dovevano essere alte sette palmi e larghe due e mezzo; la larghezza delle finestre doveva essere di un palmo e mezzo, alte due palmi e mezzo. E così le altre officine (ambienti) siano piccole, povere, abiette, e basse acciò che ogni cosa predichi umiltà, povertà e disprezzo del mondo".

Molto probabilmente a questi lavori dovette in qualche modo assistere anche il quindicenne Eufranio Desideri, che proprio in quel periodo prese il saio assumendo il nome di frà Giuseppe da Leonessa e che spesso in seguito soggiornò nel convento.

Sempre nel 1571 il convento fu ufficialmente annesso alla Provincia Umbra. Una delle prime nove dell'Ordine ad essere costituita, insieme a quelle di Calabria, Milano, Napoli, Roma, Sicilia, Toscana e Venezia, nel 1525, quattro anni dopo l'approvazione della "Riforma Cappuccina" da parte di Clemente VII con la Bolla "Religionis Zelus".

Nel corso degli anni seguenti il convento fu ulteriormente ampliato e i lavori si protrassero fino al 1615. Qualche anno prima, precisamente il primo marzo del 1612, nel convento furono traslate le reliquie del Cuore, del sangue ed altre, di San Giuseppe da Leonessa. L'operazione fu decisa dal cugino del Santo, Padre Francesco Chiodoli, il quale l'8 febbraio del 1612, quattro giorni dopo la morte di San Giuseppe, aveva inviato una missiva a Padre Filippo Alessi, guardiano del convento dei Cappuccini di Leonessa, invitandolo a recarsi ad Amatrice per prelevare le preziose reliquie. L'Alessi raccolse l'invito e, accompagnato da Gio Alessandro Boccanera, da Lelio parente del Santo e da P. Francesco Chiodoli, cugino di San Giuseppe, partirono per Amatrice e procedettero alla traslazione delle reliquie. La piccola comitiva, giunta a Leonessa con i preziosi cimeli, si recò in gran segreto nel monastero di San Giovanni per consentire a Suor Cecilia Desideri, nipote carnale del Santo, e ad altre monache, di rendere omaggio alle reliquie. Queste furono poi portate nel convento dei Cappuccini e chiuse in un armadio della sagrestia della chiesa, come risulta dall'elenco delle reliquie stilato nel 1629 dai giudici del Processo Apostolico. Di tanto in tanto i Cappuccini facevano adorare le reliquie agli ammalati, e non pochi furono i miracoli ad esse attribuiti (vedi "Orante d'Agostino, Vita di San Giuseppe da Leonessa, p 87-103).

convento Leonessa

Nel 1646 il Cardinale Francesco Maria Farnese donò ai Cappuccini un ostensorio-reliquirario d'argento per conservarvi la reliquia del cuore. Il prezioso oggetto arrivò a Leonessa nel 1651, allorché il duca di Modena, esecutore testamentario del Cardinal Farnese morto nel 1647, ve lo fece trasportare da due Cappuccini della Provincia di Bologna. Il Cuore fu posto nel prezioso reliquiario solo il 6 ottobre del 1737 - quattro mesi dopo la beatificazione di San Giuseppe - dal vicario generale di Spoleto Giacomo Filippo Consoli, e continuò ad essere custodito dai Cappuccini. Grande impulso ricevette la vita del Convento, prima con la beatificazione (1737) e poi con la Canonizzazione di San Giuseppe da Leonessa, avvenuta il 29 giugno del 1746 nella basilica di San Pietro a Roma.

Nel 1769 Ferdinando IV, che non gradiva nel suo Regno la presenza del clero dello Stato Pontificio, emanò un decreto con il quale aggregò i conventi di Leonessa, Montereale e Amatrice ? tutti ubicati nel Regno di Napoli ma posti sotto la Provincia Umbra ? alla Provincia Cappuccina d'Abruzzo, sotto la quale ancora si trova il convento di Leonessa. Il numero dei frati rimase sempre stabile nel periodo 1571-1769 (14-16), denotando una rilevante importanza del convento leonessano in ambito regionale, comprovata anche dall'arricchirsi degli studi e di opere (tele a sfondo agiografico dipinte in massima parte da Cappuccini), e di una fornitissima biblioteca, ancora esistente. Tra i vari importanti volumi sono da segnalare quelle del nobile leonessano Antonio Popolini (1583), donate al convento verso la fine del XVI secolo, come testimonia un'annotazione apposta sul frontespizio di opere di Sant'Agostino. Principale mezzo di sussistenza del convento fu sempre la questua, in osservanza alle esplicite disposizioni delle Costituzioni Cappuccine: "Bussar di porta in porta e scontare i peccati del popolo". Durante la soppressione napoleonica, per una disposizione ministeriale il convento, insieme ad altri sedici della Provincia degli Abruzzi, non fu chiuso; rimase abitato da 16 frati e non subì alcun danno. Totalmente diversi furono gli esiti della soppressione piemontese del 1866: la chiesa fu chiusa, i frati furono costretti ad abbandonare il convento, che passò al Comune; le reliquie del Santo, tra cui il Cuore, custodito nel prezioso reliquiario, furono trasferite al Santuario, i libri della biblioteca, tra cui le preziose cinquecentine dei classici di Aldo Manuzio, furono ammucchiati nei magazzini del Comune, o venduti ai pizzicagnoli per incartare le loro merci.

Nel 1882 l'orto fu trasformato in cimitero, di cui la chiesa divenne la cappella mortuaria; per lo scopo l'apparato ligneo dell'altare fu manomesso, e il portichetto antistante demolito (sarà poi ricostruito nel 1989). I frati, anche se di fatto non avevano mai lasciato il servizio della loro chiesa, ritornarono ad abitare il convento nel 1894, dopo aver riacquistato l'immobile dal Comune, tramite terze persone, grazie all'intercessione di Padre Mauro Nardi e di Padre Gianfrancesco da Pratola, con il fattivo appoggio di Don Roberto Pietrostefani. Verso la fine degli anni '60 del XX secolo furono rinnovati i tetti e bonificate le cantine con la realizzazione di un ampio salone polivalente. Nel 1975 fu ristrutturato il piano superiore con la realizzazione di un piccolo reparto per i frati ed un altro, con camerette, dormitorio e servizi igienici, per gruppi. Tra il 1985 e il 1986 furono eseguiti altri lavori di restauro e consolidamento, anche per riparare i danni del terremoto del 1979, che riguardarono il refettorio, il chiostro e la risistemazione del giardino interno. Nel 1995 altri lavori di restauro e consolidamento riguardarono il chiostro. Tutti questi interventi non hanno compromesso l'impianto generale originale della struttura, che è ancora quello tipico ispirato all'essenzialità dell'architettura francescana. A questi dettami risponde il suggestivo, quanto semplice, chiostro interno a pianta quadrata, con l'originale pavimentazione in pietra locale e mattoni, e l'antica copertura in travi di legno e mattoni. Al centro è collocato il pozzo ancora funzionante, con un essenziale lastricato in pietra locale, che raccoglie l'acqua piovana delle gronde. Sul chiostro si affacciano le piccole finestre delle cellette, e delle porte che introducono negli ambienti al pianterreno fra cui, all'interno, il refettorio nella cui parete di fondo si può ammirare un affresco del XVIII secolo raffigurante la Vergine Immacolata con San Francesco e San Felice da Cantalice, attribuibile ad un pittore Cappuccino. Maria è raffigurata nell'atto di schiacciare il serpente (il Male), con il diadema delle 12 stelle, ed è attorniata dagli angeli; il suo manto è azzurro, simbolo di divinità e di spiritualità, mentre il suo abito è rosso, simbolo dell'umanità della Vergine, ma anche dell'imminente incarnazione in Lei di Cristo.

Sul lato destro dell'affresco si apre la piccola porta che introduce alla canova, mentre sul sinistro è affrescata una porta dalle medesime fattezze. Al di sopra di quest'ultima è raffigurata un'oca con un sassolino nel becco e con la zampa posata su di un cartiglio recante la scritta SILENTIUM. Al di sopra della porta vera del lato di destra è rappresentato un pellicano con la scritta CARITAS. Questo uccello sin dai primi secoli del cristianesimo simboleggiò il sacrificio di Cristo, e l'altruismo, per il fatto che secondo un'antica tradizione quando non ha di che nutrire i suoi piccoli, si strappa le carni dal petto. Nel refettorio sono conservati anche dei tavoli del XVI secolo, tra cui quello dove mangiava San Giuseppe, l'ultimo sulla sinistra. Sul posto occupato dal Santo i Cappuccini non fanno mancare mai un vaso di fiori. Al primo piano sono ubicate le cellette dei frati tra cui quella dove dimorava San Giuseppe; la parete frontale dello spartano giaciglio è affrescata con un'effigie del Santo nell'atto di riposare. Nel lato opposto è situata la biblioteca che racchiude diversi volumi moderni soprattutto di carattere teologico. I numerosi volumi antichi, comprese le pregevoli cinquecentine, proprietà del Comune, ma tutti già appartenuti ai Cappuccini, nel maggio del 2008 sono stati trasferiti nella Biblioteca Comunale.

Dal 1964 nel convento ha sede la redazione rivista Leonessa e il suo Santo, ancora oggi una delle poche voci della cultura, della storia, della religione, del costume e delle tradizioni di Leonessa. Dal 1989 i Cappuccini hanno in affidamento anche la Parrocchia di Leonessa, che si affianca così a quella di San Massimo in Ville del Piano.


Il convento di Leonessa Casa di Formazione per i Postulanti del centro Italia

Dal 15 ottobre 2009 il nostro convento di Leonessa si è trasformato in luogo di formazione per i giovani che desiderano abbracciare la vita religiosa. In questa comunità il Postulante può approfondire la sua comprensione della vocazione cappuccina francescana. (vai alla sezione Casa di Formazione...)

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