Editoriale n. 256 - gennaio - febbraio 2008  



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Leonessa e il suo Santo gennaio - febbraio 2008

Il bene comune
di Anavio Pendenza

In Italia e nella nostra Leonessa si avverte una profonda crisi. Come si può stare tranquilli quando non si vede un minimo miglioramento, quando il nostro territorio non viene considerato nelle sue autentiche potenzialità, quando non si ricercano le possibilità di sviluppo? Le cause sono molteplici e complesse!

Ringrazio i nostri lettori che attraverso le loro lettere al Direttore riescono a cogliere alcune cause che minano seriamente il bene di questa cittadina ed indicano i rimedi che permettono di progredire nel piano socio-economico. Invito quindi i lettori a leggere attentamente le lettere al direttore di questo numero perché gli autori mettono a nudo i privilegi, i particolarismi, i beni individuali acquisiti attraverso opportunità individuali e tracciano con chiarezza una mappa del bene comune.

Vorrei ora proprio soffermarmi sul significato del bene comune e sul ruolo dei cristiani. Nella nostra Costituzione nell’Articolo 2° si precisa che ogni cittadino ha doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, quindi ogni cristiano non può rinunciare alla responsabilità che gli deriva dalla cittadinanza.

Il papa Giovanni Paolo II - nell’enciclica Christifideles laici - afferma che "i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione politica,ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune" (n° 42).

Anche il papa Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est al n° 28 sottolinea che il dovere della comunità cristiana è il riacquisto della consapevolezza di formarsi all’impegno socio-politico: "Bisogna prepararsi adeguatamente alle sfide che il mutato contesto culturale comporta, se si vuole - come peraltro è doveroso - dare un contributo costruttivo alla vita dei cattolici, ciò deve avvenire motivando in termini razionali e quindi condivisibili da ogni uomo di buona volontà, le posizioni etiche, sociali, economiche, giuridiche, politiche proprie dei cattolici".

Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa afferma che il bene comune deriva dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone e ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi a questo principio se vuole trovare pienezza di senso. Secondo una vasta accezione, per bene comune s’intende l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente.

Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro.

Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.
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